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I Maggi

Località:

42030 Villa Minozzo

Tipologia:

Rappresentazione popolare note a livello nazionale.
Si tratta di rappresentazioni canore, in costume d'epoca, di alto livello: I Maggi

Origini storiche:

Origini storiche
Le manifestazioni di benvenuto alla primavera, i riti di fertilita', occupano notevole spazio e importanza nella storia della cultura del mondo popolare. Anche se ridotti ormai a piccole isole arcaiche in seno alla cultura popolare dei nostri tempi, hanno ancora un significato che riescono a esprimere nonostante il contesto della vita attuale che tende ad annullare sempre piu' qualsiasi valore umano. Alcune di queste superstiti manifestazioni rituali di benvenuto alla primavera si svolgono nel mese di maggio ora con una celebrazione del rifiorire dell'albero con il quale si identifica il ritorno della buona stagione. Ora con una questua ed un corteo processionale (come i Maggi lirici dell'Emilia-Romagna e della Toscana), oppure con una rappresentazione teatrale all'aperto, come, ad esempio, i Maggi drammatici dell'Appennino tosco-emiliano, anche se hanno progressivamente perduto nel corso degli anni gli elementi rituali per acquisire sempre maggiori caratteristiche di spettacolo e raggiungono ora il culmine con le rappresentazioni estive. Oggi, infatti, il mese di agosto, con la festa di Ferragosto, costituisce il vertice dell'interesse per questa forma di spettacolo: ancora una volta, come un tempo era lieta consuetudine di ogni festa o domenica, le famiglie montanare si ritrovano al completo: le fabbriche, i cantieri del nord sono chiusi e le ferie riconducono al paese gli emigrati.
Particolari canzoni dedicate al mese di maggio e alla primavera si trovano nelle tradizioni popolari di qualsiasi paese, cosi' come sono facilmente rintracciabili in diverse parti d'Italia: dalla Sardegna alla Sicilia, alla Calabria e, quindi, seguendo un itinerario segnato dalla dorsale appenninica, fino al Piemonte, nelle zone del Monferrato e del Canavese. La Toscana, nell'epoca del Magnifico ("Ben venga maggio e il gonfalon selvaggio", in particolare, fu la terra dove il "maio" pose le sue radici più profonde. La canzone di maggio che si identifica nel Maggio lirico ( in contrapposizione al Maggio drammatico o epico), così come e' giunta fino ai giorni nostri, si presenta in due versioni (a seconda del giorno e delle finalità per cui si canta) che danno origine al Maggio sacro e a quello profano.
Il Maggio sacro, detto anche delle "Anime" si canta la prima domenica di maggio. Alcuni cantanti accompagnati da suonatori di fisarmonica, chitarra e violino vanno per le strade del paese cantando e questuando: infatti lo scopo di cantare il Maggio delle "Anime" e' quello di raccogliere offerte per una messa in suffragio dei defunti. Il Maggio profano, invece, detto anche delle "Ragazze", che si svolge tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio, ha lo scopo di propiziare la venuta della buona stagione. Anche qui un gruppo di cantori con accompagnamento di fisarmonica, violino e chitarra, percorre le strade del paese cantando una serenata in onore della primavera ("Ecco il ridente maggio / ecco quel nobil mese, / che sprona ad alte imprese / i nostri cuori"). Alcune strofe particolari vengono cantate sotto le finestre delle ragazze: si tratta dell' "Ambasciata". Questi canti rimangono inalterati nel corso degli anni: altri versi invece, pure essi cantati, cambiano ad ogni manifestazione; sono i "rispetti" dedicati alle varie famiglie del paese. Da queste due forme di canzoni di maggio, che trovano la loro origine nell'arcaica matrice dei riti di fertilità, e' derivato il Maggio drammatico o epico, influenzato certamente anche da altre forme drammatiche come le Sacre rappresentazioni. Il Maggio, una delle più vive realtà della cultura del mondo popolare di oggi, e' uno spettacolo che oltre duecento anni fa ha trovato in Toscana la sua sede stabile, dalla quale e' poi risalito lungo i crinali dell'Appennino tosco-emiliano toccando il Modenese, il Reggiano, il Parmense. Questa espressione popolare ha subito in seguito modifiche ed evoluzioni durante il processi di diffusione operato dagli emigranti stagionali dell'Emilia che rientravano alle loro case attraverso le antiche vie Vandelli e Giardini (le uniche strade che nell'ottocento valicassero l'Appennino), dopo i mesi passati lavorando nelle terre toscane della Garfagnana, della Lucchesia, della Versilia spingendosi a volte anche fino all'isola d'Elba. Oggi il Maggio e' un vero e proprio spettacolo che consiste in una rappresentazione in versi, con accompagnamento strumentale. L'argomento del copione e' affidato a trame fantastiche che si ispirano a volte anche a fatti storici. Gli attori (chiamati maggianti in Toscana, maggerini in Emilia), come anche gli autori, di questa forma di teatro popolare, sono gli abitanti (contadini, operai, artigiani, pastori) dei paesi dell'Appennino tosco-emiliano dove gli stessi maggi vengono rappresentati. In questi paesi un tempo il Maggio costituiva l'unica forma di spettacolo, l'unico divertimento, che non si esauriva tuttavia nelle sole giornate della recita, ma teneva legato l'intero paese durante tutto l'anno: le trame più complicate, i personaggi più favolosi e fantastici, i passaggi più belli, gli interpreti più bravi erano motivo di conversazione nelle osterie, nelle stalle durante le lunghe veglie invernali.
Il Maggio, diffondendosi dalla Toscana in Emilia, ebbe a subire modifiche ed evoluzioni ancora facilmente riscontrabili nelle varie rappresentazioni. In Emilia, oggi solamente nelle zone del Reggiano e del Modenese, lo spettacolo offre un maggior dinamismo, pur mantenendo evidenti matrici mutuate dalla Toscana. C'e' forse anche un maggiore interesse attorno al Maggio, come lo dimostrano anche i molti autori che continuano a scrivere copioni anche oggi, a differenza della Toscana. In Emilia ogni attore ha il suo costume che usa in ogni rappresentazione e lo accompagnerà nel corso di tutta la sua carriera di attore del Maggio. I costumi sono di proprieta' degli attori o delle compagnie che qui, nella quasi totalità, sebbene a diversi stadi organizzativi, raggruppano i maggerini dei paesi dove ancora oggi continua la tradizione del Maggio............... Sono di velluto nero: una giubba con una corta mantellina, pantaloni alla cavallerizza, lunghi gambali. Sul nero del velluto spiccano stemmi e disegni dai colori vivaci.
Un elmo con pennacchio, una spada di ferro e uno scudo completano il costume del maggerino emiliano. I duelli vengono combattuti con un urto degli scudi ad ogni assalto. La recitazione si avvale del gesto che e'una componente essenziale dell'azione scenica. I copioni sono in quartine di versi ottonari alle quali nei momenti più patetici si alternano sonetti e ottave, con polka, mazurea. Quasi ovunque la lunghezza dei copioni va orientandosi sulla durata di due ore e mezza, tre ore o tre ore e mezza. Un tempo duravano diverse ore fino a coprire l'intero pomeriggio, a giustificazione del fatto che il Maggio erra l'unico divertimento allora esistente. (Giorgio Vezzani - 1982)

Testimonianze:

Testimonianze
"Il maggio è frutto esclusivo del popolo in tutti i suoi aspetti. L'autore è un popolano, una rustica musa che interpreta i sentimenti, le passioni, gli ideali del suo popolo; gli attori danno vita, forma a tutto questo, mentre il popolo spettatore-attore contribuisce attivamente aria riuscita della perfetta animazione dei suoi guerrieri di latta e cartone. Finora s'è detto più che altro da un punto di vista critico, ma il maggio per il popolo è ben altra cosa. Inoltrandosi in discorsi critici d'origíne, sviluppi e valori, si è minacciati di perdere di vista quello che è il maggio per il popolo. Andare al maggio non è come andare a teatro o al cinema. Il maggio è una festa collettiva come il patrono della parrocchia. Viene spontaneo il paragone con l'antica Grecia, ove il popolo partecipava un'intera giornata agli spettacoli teatrali. Questa partecipazione aveva un carattere di rito. Uguale è la partecipazoine al maggio, dal più piccolo al più grande. E' tutta la comunità dei piccolì centri montanari che si raccoglie per far festa. Penso che la parola giusta sia proprio questa una festa di sole, di colori, di profumi, di luce e in mezzo a tutto questo un gioco serio e impegnato, che riflette la propria vita nelle sue più profond e aspirazioni".
(Walter Cecchelanì, Tesi di Laurea, AAVV, 1966-67).
Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2019

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